La Dott.ssa Elisa Perger, Specialista in

Medicina Interna afferente al Centro di Medicina del Sonno di Auxologico San Luca, insieme a un gruppo di ricercatori coordinati dal Prof. Gianfranco Parati, ha da poco pubblicato uno studio scientifico sul prestigioso American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine che dimostra la relazione tra le apnee ostruttive nel sonno e la possibiltià di sviluppare un quadro clinico più grave di polmonite da Covid-19.

LO STUDIO SUI PAZIENTI RICOVERATI IN AUXOLOGICO SAN LUCA

In alcuni pazienti il COVID-19 è causa di una polmonite che può portare a necessità di ossigenoterapia, e, nei casi peggiori, di supporto respiratorio mediante un ventilatore. Non sappiamo ancora esattamente come agisca il COVID-19, ma numerose ricerche hanno dimostrato che l’età avanzata, il sovrappeso, il genere maschile e la presenza di malattie cardiovascolari possono peggiorare l’andamento clinico dei pazienti affetti da polmonite da Sars-CoV-2.

Le caratteristiche cliniche del  COVID-19 hanno fatto ipotizzare elementi in comune con le apnee del sonno. Le apnee del sonno di tipo ostruttivo sono dovute al collasso delle alte vie respiratorie e sono notoriamente più frequenti nei soggetti di sesso maschile e  connesse a patologie cardiovascolari e metaboliche. La polisonnografia effettuata in centri di riferimento è l’esame che permette il loro riconoscimento e la successiva presa in carico dal medico esperto nel sonno.

Il gruppo di ricerca operante presso Auxologico San Luca, durante la prima ondata di COVID-19 in primavera, ha pertanto deciso di condurre uno studio al fine di verificare l’effettivo ruolo delle apnee del sonno nei pazienti ricoverati per polmonite da Covid-19.

Sono stati studiati 46 pazienti, ai quali è stata eseguita una polisonnografia cardio-respiratoria durante la degenza in ospedale.

Nella popolazione generale il problema delle apnee del sonno riguarda circa il 10-15% circa delle persone. Nello studio effettuato al San Luca si è riscontrato che il 75% della popolazione ospedalizzata per COVID-19 presentava apnee del sonno.

Inoltre, i pazienti che avevano apnee del sonno più gravi hanno anche presentato più frequentemente la necessità di supporto ventilatorio rispetto ai pazienti che avevano apnee del sonno meno gravi o che non ne avevano.

QUALI RICADUTE CLINICHE PUÒ AVERE QUESTA SCOPERTA?

Le apnee del sonno sono notoriamente una patologia sottostimata. Lo studio ha dimostrato che in un reparto di pazienti affetti da COVID-19 i 2/3 dei pazienti analizzati avevano apnee del sonno non diagnosticate. Chi aveva apnee del sonno di tipo più grave, e non era in terapia per questo problema, ha avuto un peggior andamento della degenza in ospedale.

Una diagnosi accurata e tempestiva delle apnee del sonno in pazienti ospedalizzati per COVID-19 e il possibile trattamento delle stesse potrebbe migliorare l’esito dell’ospedalizzazione.

QUALI SONO STATI I COMMENTI DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA?

Lo studio è stato di difficile realizzazione a causa della forte pressione sugli ospedali che ha caratterizzato l’emergenza sanitaria dei mesi di marzo e aprile in Lombardia. Nonostante ciò, l’elevata qualità dei dati e il possibile impatto clinico della nuova scoperta hanno portato alla sua pubblicazione su un prestigioso giornale internazionale.
Poco dopo la pubblicazione sono pervenuti commenti positivi dalla comunità scientifica internazionale, in particolare da esperti di tutto il mondo nel campo della medicina del sonno e della medicina respiratoria .

In particolare, vogliamo sottolineare l’email del professor Colin Sullivan, uno dei padri della medicina del sonno, nonché inventore della terapia con CPAP, principale  trattamento riconosciuto ad oggi per le apnee del sonno.

Fonte: Istituto Auxologico Italiano